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BamboleReborn

Doll therapy in Italia: le realtà che la promuovono

Nelle residenze per anziani la doll therapy è una pratica ordinaria. A casa, dove vive la maggior parte delle persone con una demenza, quasi nessuno sa che si possa fare. Questa pagina raccoglie chi, in Italia, sta provando a colmare quella distanza.

Le mani di una donna anziana attorno a una tazza, con la mano di una familiare appoggiata sopra
La doll therapy non sostituisce nessuno. Funziona dentro una relazione che esiste già.

Il vuoto fra la struttura e la casa

In Italia vivono oltre un milione di persone con una demenza, circa la metà delle quali con malattia di Alzheimer; a queste si aggiungono quasi 24.000 persone con una demenza a esordio precoce, diagnosticata prima dei 65 anni. Sono stime dell’Istituto Superiore di Sanità. Il Ministero della Salute calcola che le persone direttamente coinvolte, familiari compresi, siano circa sei milioni: una su dieci nel Paese.

La gran parte di questa assistenza non avviene in una struttura. Avviene in cucina, in corridoio alle quattro del mattino, nel salotto di casa — ed è sostenuta da figlie, mariti, badanti e assistenti familiari che imparano mentre fanno, perché nessuno ha mai spiegato loro come si fa.

È qui che si apre una distanza curiosa. Nelle RSA la doll therapy è entrata da anni nella pratica quotidiana: gli operatori la conoscono, sanno proporla, sanno leggerne gli effetti. A domicilio, invece, è quasi invisibile. Le famiglie che ci arrivano da sole spesso ci arrivano per caso — e qualche volta di nascosto dagli altri parenti, perché temono il giudizio di chi dirà che è una cosa infantile, o peggio, che è una presa in giro.

Il pezzo mancante non è la bambola. Sono le persone competenti: cooperative sociali, agenzie di assistenza domiciliare, formatori, educatori e coordinatori che conoscono l’approccio, sanno quando ha senso proporlo e — soprattutto — sanno riconoscere quando è il momento di smettere.

1.000.000+
persone con demenza in Italia (ISS)
~6 milioni
persone coinvolte, familiari compresi (Min. Salute)
24.000
casi a esordio precoce, prima dei 65 anni (ISS)

Che cos’è la doll therapy, davvero

È un approccio non farmacologico rivolto alle persone che vivono con una demenza. Il principio è tanto semplice da sembrare banale, e non lo è: una bambola dall’aspetto realistico viene lasciata a disposizione, in un posto dove la persona possa vederla e raggiungerla. Non viene messa in braccio, non viene presentata, non viene spiegata. Se la persona la prende, la prende da sé.

Quello che accade dopo, quando accade, è un recupero di gesti che appartengono alla storia di quella persona: cullare, coprire, controllare che respiri, parlare a bassa voce. Sono movimenti depositati così in profondità da sopravvivere alla perdita delle parole e dei nomi. La letteratura osserva, in una parte dei casi, una riduzione dell’agitazione e dei sintomi comportamentali, e momenti di calma più lunghi.

Dettaglio delle mani di una bambola reborn: pieghe, unghie e venature dipinte a mano
Il dettaglio delle mani di una delle nostre bambole. È il peso e la cedevolezza, più dell’aspetto, a far scattare il gesto dell’accudimento.

Perché una bambola reborn e non un peluche: conta il peso. Una reborn pesa come un neonato vero, due chili e mezzo o tre, e ha un corpo che cede fra le braccia invece di restare rigido. È questa sensazione fisica, più della somiglianza, a richiamare il gesto. Chi lavora nelle strutture lo dice da anni: una bambola troppo leggera viene posata quasi subito.

Vale anche la pena dire che cosa non è. Non è un inganno e non è un gioco infantile. Nessuno sostiene con la persona che la bambola sia un bambino vero: non si corregge e non si asseconda attivamente: si resta accanto. E non è una terapia nel senso clinico del termine, per quanto il nome suggerisca il contrario.

Le due regole che non si negoziano

Non si impone mai. La bambola si lascia a disposizione e basta. Metterla in braccio a qualcuno che non l’ha cercata è il modo più rapido per ottenere un rifiuto definitivo.

Si sospende se aumenta l’angoscia. In una parte delle persone l’effetto è opposto a quello sperato: agitazione, ricerca affannosa, confusione, convinzione di aver perso un bambino. In quei casi non si insiste e non si riprova il giorno dopo: si ferma. Saper riconoscere questo momento è esattamente la ragione per cui serve qualcuno di competente accanto.

Come si propone, in pratica

È la domanda che le famiglie fanno per prima, e quella a cui si trova meno risposta in rete. Riassumiamo qui il filo che gli operatori seguono nelle strutture, sapendo che a casa va adattato e che non sostituisce il parere di chi segue la persona.

  1. Scegliere il momento, non la bambola. Una fase tranquilla della giornata, senza visite, senza televisione accesa, senza altre persone che osservano in attesa di vedere cosa succede.
  2. Lasciarla in vista e allontanarsi. Su una poltrona, in una culla, su un divano. Nessuna presentazione, nessuna frase preparata. Si resta nella stanza, occupati in altro.
  3. Non correggere la realtà. Se la persona la chiama con il nome di una figlia, non si smentisce e non si conferma. Si sta sul sentimento — «è tranquilla, vero?» — anziché sui fatti.
  4. Mettere d’accordo la famiglia prima. Il danno più frequente non viene dalla persona malata ma dal parente che entra e dice «mamma, ma è finta». Chiunque entri in casa va avvisato prima, badante e nipoti compresi.
  5. Osservare per qualche giorno e decidere. Se porta calma, resta. Se porta affanno, si toglie senza farne un caso. Non è un fallimento di nessuno: semplicemente non funziona con tutti.
Poltrona verde salvia accanto a una finestra, con una coperta di lana e una tazza sul tavolino
«Lasciarla a disposizione» vuol dire letteralmente questo: un posto dove la persona possa trovarla da sola.

Le realtà che promuovono la doll therapy

Questo elenco raccoglie organizzazioni e professionisti con cui siamo in contatto diretto e che lavorano sul tema nell’assistenza agli anziani. Non è un registro ufficiale e non è esaustivo: è un punto di partenza con nomi, recapiti e territori reali, per chi cerca qualcuno di competente vicino a casa. Viene aggiornato a mano, via via che il progetto cresce.

Consulenza e formazione · promotore del progetto

Alma Social Care

Referente: Manuela Bettuzzi — Consulente Servizi Socio Sanitari

Che cosa fa. Consulenza, problem solving e progettazione per l’apertura e la gestione di centri di assistenza agli anziani e di servizi di assistenza domiciliare. Formazione e corsi di aggiornamento per dirigenti di servizi socio-sanitari e per il personale socio-sanitario, inclusi percorsi online per operatori come «Tecnica e relazione nell’assistenza agli Anziani».

Territorio. Sede a Carpineti (RE); consulenze e progetti presso strutture in diverse regioni italiane.

Contatti. 335 6256970 · info@almasocialcare.it

Questo progetto nasce da una loro osservazione: che nell’assistenza domiciliare la doll therapy è quasi sconosciuta, mentre nelle strutture è ormai pratica corrente. L’elenco che state leggendo esiste per quel motivo.

Vai a almasocialcare.it

Formazione per caregiver e operatori

Manuela Bettuzzi — Formazione e consulenza

Consulente e formatrice nel campo dell’assistenza agli anziani. Accreditata presso la Regione Emilia-Romagna come esperta di area professionale e qualifica; membro di commissioni d’esame per il rilascio delle qualifiche a OSS e a coordinatori di servizi e strutture.

Che cosa fa. Corsi di formazione e aggiornamento, online e in aula, rivolti a caregiver familiari, badanti, assistenti familiari, OSS e coordinatori di servizi per anziani. Consulenze personalizzate.

Territorio. Sede a Carpineti (RE); i corsi online sono fruibili da tutta Italia.

Vai a manuelabettuzzi.com

Sei una cooperativa, un’agenzia o un professionista del settore?

Se la tua realtà propone o insegna la doll therapy nell’assistenza agli anziani e vuoi comparire in questo elenco, scrivici a contact@bambolereborn.store. Ci interessa che la pagina resti un elenco di realtà vere e verificabili, quindi prima ne parliamo insieme.

Per ogni realtà inseriamo: nome, logo, persona di riferimento, recapito telefonico, breve descrizione dei servizi, territorio di attività e collegamento al sito. L’inserimento è gratuito.

Due precisazioni doverose

Le bambole reborn non sono dispositivi medici e non le presentiamo come tali. Noi siamo un negozio, non un presidio sanitario: questa pagina non sostituisce il parere del medico, del geriatra o dell’équipe che segue la persona.

La doll therapy non è una cura e non arresta il decorso di una demenza. È un supporto, e non funziona con tutti.

Riferimenti. Pezzati et al., Frontiers in Psychology (2014) · Cantarella et al., International Journal of Geriatric Psychiatry (2018) · in Italia, il lavoro del pedagogista Ivo Cilesi sulla diffusione dell’approccio nelle strutture · dati epidemiologici: Istituto Superiore di Sanità e Ministero della Salute.

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